marzo 26, 2012 | In: Attualità

Ma ci dobbiamo credere?

Questo governo -come molti altri prima di lui- ci ha aumentato le tasse a dismisura al contempo promettendoci di diminuirle nuovamente quando i conti del paese saranno a posto. Dobbiamo crederci?

In passato ci è stata promessa la stessa cosa senza che si sia mai verificata. Magari han tolto una tassa ma ne hanno messe altre anche più salate.

Io penso che la politica in Italia sia propensa a tagliare un costo solo se è pronta a sperperare di più in qualcosa di ancora più inutile.

Senza poi considerare che comportandosi come appena esposto i conti di questo paese non andranno mai a posto e quindi non potremo mai accusare nessuno di non mantenere le promesse.

La guerra di Abissinia è terminata da un bel pezzo eppure paghiamo ancora una tassa per finanziarla ogni volta che facciamo il pieno di benzina. Se ne deduce che pur non essendovi più la causa che la generò, si è trovato il modo di spendere o sperperare quei soldi in altro modo.

È una specie di malattia: gli americani son pagati a settimana, spendono tutto quel che guadagnano e se fossero pagati mensilmente dopo una settimana sarebbero comunque senza un dollaro. A loro i soldi in tasca fanno venire il prurito. Gli italiani, anche quando guadagnano poco cercano di risparmiare qualcosa, infatti il risparmio privato italiano è ai primi posti al mondo.

I governi italiani? Hanno il prurito americano!

Chissà se c’è qualcuno che crede ancora che prima o poi la pressione fiscale italiana torni a livelli umanamente accettabili. Ho sentito dire che nel medioevo le rivolte popolari esplodevano quando le tasse raggiungevano il 30%. Ora passiamo il 40 e siam propensi a pensare che sia per il nostro bene!

Voglio tornare al medioevo!

Lo stupido principio per cui è meglio pagare che farsi pagare!

Si dice che quando le organizzazioni criminali chiedono “il pizzo” sappiano perfettamente quanto chiedere: mai troppo, per evitare che il taglieggiato soffochi e non possa più pagare.

Lo stato invece chiede così tanto ed indiscriminatamente che poi si trova con più costi che guadagni. Risultato? Andiamo sempre peggio.

L’azienda Pinco è in crisi finanziaria, non riesce a stare sul mercato e quindi chiude.

Lo stato paga la Cassa Integrazione ai dipendenti e non prenderà più un centesimo di tasse da quell’azienda!

Drammatico, sopratutto pensando che se anzi che tartassarla l’avesse solo tassata, forse l’azienda Pinco sarebbe riuscita a sopravvivere, a non licenziare almeno una parte dei dipendenti e continuerebbe  a contribuire alla crescita del paese.

Ma ancora più drammatico è vedere che a questo punto l’unica soluzione che le menti acute dei nostri politici, sia di destra che di sinistra, riescono a trovare per i diminuiti introiti e le aumentate spese è.. aumentare le tasse a chi ancora non ha chiuso.

L’altra azienda, Pancom invece è in attivo, ma in mano ad un imprenditore avido che decide che anzi che continuare la sua attività facendosi portare via il 70% dei suoi introiti dallo stato italiano, preferisce andare in un altro paese dove i suoi guadagni potranno raddoppiare grazie al minor costo della mano d’opera e ad uno stato che si accontenterà di un misero e meschino 40%.

Lo stabilimento Panco in Italia viene chiuso, con buona pace dell’agenzia delle entrate e delle persone che vi lavorano che vanno a pesare sui soliti ammortizzatori sociali. Leggi tutto

Che differenza fa un privilegio se è di pochi o di tanti?

Mi spiego: se un privilegio è di pochi tutti lo vogliono eliminare. Vedi i privilegi dei politici.

Se invece un privilegio è di tanti, tutti lo difendono a spada tratta. Vedi Art. 18.

Il fatto che siano alcune migliaia i lavoratori che possono godere dell’Art. 18 non toglie che questi sono una minoranza privilegiata, rispetto non solo ai loro colleghi che lavorano in aziende con meno di 15 dipendenti -che quindi  dell’Art. 18 non godono, ma rispetto anche a tutte le partite IVA; artigiani; professionisti e piccolissimi microimprenditori, che tutti i giorni non sanno se troveranno un nuovo cliente per il giorno successivo.

Il precariato innegabilmente è un dramma, ma io vedo decine, centinaia, forse migliaia di ex lavoratori di aziende grandi che oggi sono senza lavoro. Evidentemente l’Art. 18 non è servito?

Se l’imprenditore avesse potuto licenziare prima di fallire, o prima di chiudere, forse ne avrebbe licenziati solo una parte e forse un giorno sarebbe potuto tornare ad assumere. Leggi tutto

Ma allora chiodo scaccia chiodo!

Che fine ha fatto la “Concordia“?

Non la concordia tra italiani, quella chi l’ha mai vista, la “Concordia” nave della Costa, che sulla costa dell’isola del Giglio si è arenata.

Fino all’altro ieripotevi fare tutto lo zapping immaginabile, ma alla fine su dieci trasmissioni undici parlavano della nave… poi arriva la neve et voilla !

La nave è sparita e non se ne parla più! Ora tutto gira attorno alla neve che ha messo in evidenza la debolezza dell’ammistrazione del nostro paese.

E se ne parlerà fino al prossimo disastro, ovviamente anche per evitare di parlare degli altri guai che ci attanagliano.

Adesso cosa dovremo aspettarci da Bruno Vespa? I modellini di auto con le catene da neve? I modellini dei treni con lo spartineve davanti? Un plastico di Roma imbiancato?

Perché da un giorno all’altro, senza nessun motivo, una notizia passa da occupare trasmissioni intere, interi talk show, a non essere nemmeno piú menzionata in un TG ? Come viene calcolata/misurata l’importanza di una notizia?

La costituzione della Repubblica italiana deve essere sempre rispettata o solo quando fa comodo?

Io non l’ho capito, a scuola mi avevano detto che era la legge base e che quindi tutte le altre dovevano essere congrue con essa. Ora vedo che i politici la chiamano in causa quando gli serve (ad esempio per far abdicare un gonverno di non eletti), e la calpestano quando, ad esempio, passa una legge che a loro non piace. Un esempio?

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